2017 per i soci docenti e genitori

 

STEM E RAGAZZE

Si è concluso l’8 aprile scorso il mese dedicato alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). L’iniziativa lanciata dal MIUR con il sostegno del Ministero delle Pari Opportunità, ha previsto nel periodo tra l’8 marzo e l’8 aprile, eventi e iniziative, tra cui la messa a disposizione di uno spazio online per la condivisione di materiali informativi, iniziative e buone pratiche.
Anche a livello europeo si moltiplicano gli eventi dedicati all’argomento: la più imminente la STEM Discovery Week (24-30 aprile 2017, http://www.scientix.eu/events/campaigns/sdw17), organizzata da Scientix (The Community for Science Education in Europe). Sempre per iniziativa di Scientix si terrà i a giugno il workshop STEM Education.


STEM e ragazze in Italia…In Italia il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), focalizza sulle  STEM nel delineare le possibili azioni di intervento per rafforzare i legami tra l’istruzione e il mondo del lavoro; il PNSD dedica in particolare grande attenzione alle poche presenze femminili nei corsi di studio e nelle occupazioni legate alle STEM (azione #20: Girls in Tech & Science). Come viene anche riportato sulla circolare del MIUR relativa al mese delle STEM in Italia la percentuale di donne attive nelle STEM è tra le più basse in Europa: in base ai dati OCSE, ISTAT e EUROSTAT solo il 31,71% delle donne italiane, contro il 68,9% degli uomini, sono impegnate nel settore delle STEM, mentre soltanto il 5% delle quindicenni aspira a una futura professione legata alle discipline tecnico-scientifiche.

… in Europa e nel Mondo. In  quasi tutti i Paesi europei la percentuale di studenti che intraprendono percorsi STEM non sta affatto aumentando e, inoltre, la minore presenza delle donne costituisce una tendenza comune: è del 2015 un interessante documento del Parlamento Europeo che stima la presenza delle donne in professioni scientifiche e ingegneristiche al 24%:). Dati analoghi sono infine rilevabili anche negli altri Paesi sviluppati, uno fra tutti gli Stati Uniti.

Il mercato del lavoro e le STEM. Il sottolineare da parte delle istituzioni europee la necessità di un incremento di attenzione alle STEM risiede nel fatto che la richiesta di professionisti “STEM-related” aumenterà nei prossimi anni: ne sono testimonianza il documento precedentemente citato del Parlamento Europe e il rapporto 2015 dell’Associazione internazionale Changetheequation ; anche scondo un indagine OCSE del 2008 la percentuale di laureati nei corsi di laurea STEM si è ridotta in Europa e nei paesi sviluppati a partire dalla metà degli anni 90: la tendenza generale delle economie mondiali sembra essere la perdita di interesse dei giovani studenti verso le STEM in seguito al raggiungimento di standard di vita più elevata come testimoniato ad esempio nel rapporto del 2012 di una università americana  (http://www.globality-gmu.net/archives/2972 ). Alcune fonti  come l’articolo scientifico Eseless degrees or useless statistics? A comparison of the net present value of higher education by field of study in five european countries viene anche messo in dubbio il potere attrattivo delle carriere STEM ai fini di conseguire uno stipendio più elevato: si fa in altre parole notare che, nello scegliere un percorso di studio, i giovani sono mossi anche da valutazioni meno economiche, come la considerazione dell’investimento personale in termini di fatica, ore di studio e vicinanza delle materie di studio rispetto ai propri interessi.

STEM e divario di genere.  Il PNSD spiega la mancanza di donne nel settore STEM con un concetto, il “confidence gap” che consiste nella “percezione da parte del genere femminile delle STEM come estranee alle proprie abitudini”: per molti questa sarebbe “tra le principali cause della scarsa propensione delle studentesse verso carriere in ambiti tecnologici e scientifici”.

Sull’argomento  la ricerca accademica è molto estesa e abbraccia diverse discipline: dalla psicologia, alla sociologia, dalle scienze dell’educazione, all’economia, alle neuroscienze). L’associazione AAUW (American Association of University Women) ha rilasciato nel 2010 un report dal titolo “Why So Few?” in cui vengono analizzati centinaia di articoli accademici scritti negli ultimi 25 anni sull’argomento. Da questa letteratura emergono tre temi di ricerca che vengono frequentemente indicati come possibili cause del fenomeno: 1) la credenza in base alla quale esisterebbero differenze cognitive innate, che renderebbero gli uomini più adatti alle STEM; 2) lo scarso interesse delle donne verso le STEM; 3) i pregiudizi negli ambienti lavorativi, educativi e familiari.

Come viene ricostruito nel report, non esistono prove ritenute unanimamente valide dal punto di vista scientifico per poter sostenere l’esistenza di una differenza tra uomini e donne in termini di QI o di diversi livelli nell’abilità di calcolo. Bambine e bambini tendono comunque a conseguire risultati migliori in determinate abilità (abilità linguistiche e di scrittura per le prime, abilità spaziali e di misurazione per i secondi), il che sembrerebbe confermare una naturale predisposizione delle femmine verso lo studio delle materie umanistiche. La questione rimane comunque molto dibattuta e la convinzione di molti è che la vera ragione del divario sia il mancato allenamento di queste abilità durante l’età infantile, nel corso degli anni scolastici: si ritiene infatti che l’offerta formativa (progetti educativi, formazione dei docenti e attività di orientamento), così come il contesto culturale e familiare, possano ridurre questo divario. Il già citato fenomeno della perdita di confidenza verso le discipline scientifiche viene avvertito dalle ragazze già a partire dalla scuola secondaria inferiore, anche se, in occasione della scelta del percorso universitario, alcune discipline molto tecniche riescono comunque ad attirare l’interesse delle ragazze, specialmente se vengono percepite come ricche di potenziali applicazioni nell’ambito sociale, come ad esempio l’ingegneria biomedica o quella ambientale.

Ridurre i divario di genere nelle STEM. Come riporta il Parlamento Europeo, sono 3 le principali politiche sfruttate dai diversi Paesi europei per incoraggiare lo studio delle STEM:

  1. tentativi di sviluppare un curricolo tecnico-scientifico efficace e con metodologie di insegnamento innovative (per una rassegna delle politiche educative europee: Dobson, I. (2013): STEM; Country Comparisons –Europe. A critical examination of existing solutions to the STEM skills shortage in comparable countries. Australian Council of Learned Academies, Melbourne.);
  2. la promozione di un aggiornamento continuo dei docenti in servizio e in formazione;
  3. l’orientamento dei giovani verso le STEM, anche tramite partneriati tra scuola e azienda/industrie.

Nel primo filone, molte politiche sono atte a promuovere una maggiore sensibilizzazione verso il metodo scientifico e una maggiore contestualizzazione dell’apprendimento delle conoscenze scientifiche: queste metodologie sono state sfruttate in molti progetti, come ad esempio INQUIRE, Mind the Gap.

Per quanto riguarda la formazione dei docenti, in Europa si possono segnalare i progetti SELLA (Science Teaching in a Lifelong Learning Approach).

E le buone prati che di partneariato fra scuola e Azinede? All’interno del documento “Encouraging STEM Studies for the Labour Market” (pp. 27-31): spicca in particolare il progetto InGenuious, uno dei progetti più ampi della Commissione Europea nell’ambito della science education, che ha coinvolto anche colossi dell’industria come Philips, Intel, Shell.

Nel resto del mondo, è interessante l’opera del National Girls Collaborative Project, che offre due databasein cui vengono raccolti migliaia di programmi e progetti educativi.

PER APPROFONDIRE:

https://globaldigitalcitizen.org/36-stem-project-based-learning-activities

http://thestemlaboratory.com/stem-activities-for-kids/

http://www.playdoughtoplato.com/stem-activities-for-kids/

[Samuele Passalacqua - Dottorato di ricerca Digital Humanites - Università di Genova]

 

 

OER - Open Educational Resource

Il tema delle Risorse Educative Aperte (Open Educational Resource – OER nella notazione anglosassone) è fra quelli in agenda per l’Innovazione Digitale della Scuola, con l’azione #23 del Piano Nazionale Scuola Digitale. L’analisi delle tre componenti dell’acronimo permette di inquadrare con chiarezza la natura del tema in oggetto e soprattutto di individuarne le sfide che pone alle tradizionali modalità di produzione e condivisione di conoscenza.

Open: gratuito, accessibile, riutilizzabile. Un contenuto educativo (qualsiasi risorsa in formato testo o multimediale in formato elettronico e condivisa in rete) è open se viene condiviso dal suo autore in modo gratuito e riutilizzabile, quindi rilasciato in modo esplicito secondo una delle licenze copyleft; è open  se è accessibile, cioè realizzato in base ai criteri indicati dal W3C. Troviamo un elenco di criteri per valutare l’openess e l’accessibilità di una risorsa aperta al punto 8 delle rubriche di valutazione per e risorse educative aperte proposte dall’organizzazione di ricerca Achive:  Rubric VIII. Assurance of Accessibility. Una risorsa è aperta se è disponibile in un archivio aperto.

 Punti di riferimento istituzionali in Italia sono il portale Innovascuola, che raccoglie i materiali prodotti dai docenti nell’ambito di progetti patrocinati e resi open grazie alle licenze CCGOLD, progetto concluso di Indire che si è concretizzato in una banca dati di buone pratiche per i docenti. A livello internazionale, tra i numerosi corsi e materiali resi disponibili da moltissime università prestigiose (come il MIT di Boston e la Stanford University) occorre segnalare il portale Open learn della Open University UK, da cui è possibile scaricare interi corsi anche in formato backup di Moodle - quindi modificabili e adattabili al contesto didattico. Progetti Europei di notevole interesse sono  Sloop e Sloop2desc, repositories di learning object e moduli SCORM su diversi argomenti. Ma nel web si trovano anche innumerevoli siti, portali e social network  privati, tra cui, in Italia, la sezione apposita del blog di OrizzonteScuola e la repositories di  Atuttascuola e, a livello europeo, European Schoolnet e OER Commons.

Educational. E’ educational tutto ciò che è espressamente pensato per raggiungere un fine educativo: quindi con un obiettivo esplicito che possibilmente faccia riferimento a un syllabus, a un contesto più ampio. E’ educational una risorsa pensata per il momento della formazione (materiali didattici per la trasmissione di conoscenze) o per il momento dell’apprendimento (materiali didattici per l’esercizio da parte dello studente finalizzato a conseguire conoscenze o abilità). E’ chiara questa connotazione educational in alcuni strumenti on-line per la produzione di materiali (ad esempio Playposit): prima di accedere all’editor l’utente-docente è obbligato a dichiarare l’obiettivo didattico, il target a cui la risorsa è indirizzata (ordine e grado di scuola), e altre informazioni che rendano esplicito il valore educativo e non solo informativo della risorsa che si sta per costruire. LE rime quattro rubriche di valutazione delle Risorse Aperte proposte da Achive, si rifanno proprio all’elemento didattico pedagogico che deve essere esplicito e presente: Rubric I. Degree of Alignment to Standards Rubric II. Quality of Explanation of the Subject Matter Rubric III. Utility of Materials Designed to Support Teaching Rubric IV. Quality of Assessment

Resource: strumenti, oggetti, contenitori. Il termine è ampio perché ampia è la tipologia di oggetti educativi che possiamo trovare e condividere in rete. Risorse sono gli strumenti (applicazioni, software open source, etc.) che permettono di costruire testi, video, prodotti multimediali. Risorse sono i risultati delle nostre produzioni, come e-book, video, audiolezioni, moduli SCORM, lessons plan, unità didattiche, learning object, articoli accademici, riviste di settore. Per valutare la qualità di una Risorsa, Achive propone di considerare i seguenti elementi: Rubric V. Quality of Technological Interactivity Rubric VI. Quality of Instructional and Practice Exercises Rubric VII. Opportunities for Deeper Learning

L’educazione, un bene comune: prossime sfide. La filosofia alla base delle risorse didattiche aperte considera l’educazione come un bene comune, co-costruito e accessibile a tutti: in qualsiasi momento, ovunque, senza vincoli di carattere economico. Basandosi sui concetti di riuso e scambio, il sistema è sostenibile. Forum e learning communities hanno lo scopo di mantenere vivo il rapporto tra i vari membri del sistema, garantendo una validazione collettiva e collaborativa dei contenuti.

Fra le maggiori sfide che il tema delle OER pone alla comunità educativa sono il rapporto che queste potranno avere con le Case editrici; la sostenibilità nel tempo delle iniziative open; i sistemi per garantire qualità dei contenuti.

[dal sito www.epict.it // Giulia Lombardi - Dottorato di ricerca Digital Humanites - Università di Genova]

Corso di Perfezionamento EPICT 2016/17

CORSO DI PERFEZIONAMENTO UNIVERSITARIO EPICT a.a. 2915/16

Ecco il link: http://www.disfor.unige.it/didattica/post-laurea/corsi-perfezionamento/epictBisogniSpeciali

Quest'anno con la collaborazione del gruppo degli esperti del DISFOR Università di Genova sugli aspetti pesicologici e pedagogici dei Bisogni Speciali, il Corso di Perfezionamento centra l'attenzione sulla classe massimanete inclusiva... anche grazie all'uso delle Tecnologie Digitali. Avremo anche un intervento da parte di Erikson.

Da diffondere!

Scadenza:
20/03/2017 ore 12:00 
Costo:
percorso 1 - 485 € | percorso 2 - 410 € | percorso 3 - 325 €
Graduatoria:
data di pubblicazione 22/03/2017

Gamification & SEL...

Nel Modulo 12 del Syllabus e dei Materiali didattici EPICT è scritto molto chiaro: un'utile attività didattica che si focalizzi sullo "spirito del gioco" è quella di capire con gli studenti a quali giochi giocano e quali competenze siano necessarie o permettano di sviluppare.

E' lo stesso concetto che emerge dall'intervista che Edutopia fa a Jessica Berlinsky una imprenditrice nel settore dell "edutainment". Leggere tutta l'intervista è interessante, e qui proponiamo i punti chiave. Proporre ai ragazzi attività basate sul gioco mette in atto quel tipo di didattica che viene definita SEL: Social and Emotional Learning.

Con il SEL si sviluppano quelle abilità e competenze che si mettono quasi sempre in atto nei giochi e che - guarda caso! - assomigliano tanto alle "competenze trasversali" obiettivo di tutti i Curricoli di Istituto: collaborazione, comunicazione, problem solving,..e che vengono indicate nel report 2016 del Word Economic Forum  New Vision for Education: Fostering Social and Emotional Learning Through Technology come le competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro del futuro: i nostri ragazzi faranno lavori che noi non conosciamo, che non esistono ancora e quindi a cui non possiamo materialmente prepararli... e allora occore prepararli ad avere la competenza di affrontare il nuovo.

Si legge nel report: “A projected 65 percent of children entering grade school will work in jobs that do not exist today, a transformation that will require social and emotional skills such as creativity, initiative, and adaptability to navigate. Some economists argue that the emerging labor market will require workers to be able to solve unstructured problems, work with new information, and carry out non-routine manual tasks.”

Giocare - giochi di ruolo soprattutto qui si intende - è didattica. Gamification e Social Emotional Learning, diventano sinonimi. 

Gamification - Webinar 30 gennaio 2017

GAMIFICATION - Insegnare con lo Spirito del Gioco

Michela Chiappini condivide con noi le sue esperienze di game based learning (dinamiche e strumenti) per definire poi insieme modelli sostenibili di didattica basata sullo spirito del gioco (la gamification!!!) 

Qualche spunto da approfondire nei prossimi giorni: Game Based Learning, è la stessa cosa di Gamification? Quali sono nella vostra esperienza gli elementi che coinvolgono, entusiasmano, rapiscono le menti dei vostri studenti? Alcune risposte le da un collega americano in un interessante seminario che potete ascoltare qui: https://youtu.be/FFG3Vk-MCf8

Nuove idee per il nuovo anno

Presa da TED: 5 modi per ascoltare meglio. In continuità con il webinar di Maria Rosa Mazzola, affinare le capacità di ascolto nel rumoroso mondo dei media vi propongo il breve video 7 minuti di Julian Treasure. Con la lettura dei sotto-titoli in italiano diventa semplice e divertente e utile ascoltarlo. Perché non seguirlo come proposta di attività nelle classi? Ecco i 5 modi proposti dall'autore:

 

Buone Feste!

BUON NATALE!!

Come festeggiare il nostro primo anno? ...Facciamoci un regalo e mettiamoli sotto l'albero nel forum dell'Associazione.

E questo momento può essere l'occasione per un breve guardarci indietro. In questo primo anno di vita dell'Associazione ci siamo "rodati": siamo sempre riusciti a incontrarci mensilmente per condividere le nostre attività: chiacchierate fra amici intelligenti, le abbiamo definite in più occaisioni.
 
Abbiamo ascoltato le esperienze di attività didattiche, esplorato nuovi software, riflettuto sul valore di diverse pratiche didattiche. Sempre abbiamo potuto cogliere spunti interessanti senza affaticarci troppo: un vero salotto virtuale senza la pretesa di "formare", di "emergere", ma solo condividere.
 
Buona fine e miglior inizio, si dice. Credo di interpretare il pensiero di tutti, augurandolo a ogni membro della nostra Community
 

Una famiglia su tre non accede a Internet: e la Scuola 2.0?

21 dicembre 2016 - E' possibile leggere da oggi il rapporto ISTAT "Cittadini, imprese e Ict" : una famiglia su tre non ha collegamento a Internet anche se il numero complessivo aumenta (dal 66,2% del 2015 al 69,2% di oggi). Come leggiamo questo dato in relazione alla Scuola Digitale? Se gli studenti tornano a casa e non hanno la connessione a Internet?

Soluzioni...

I ragazzini non hanno l'accesso a Internet da casa ma dal telefonino sicuramente sì... ecco che esce la parola chiave BYOD; le Scuole - con i nuovi finanziamenti PON più connesse - potrebbero modificare i loro orari e aprirsi ai loro territori; ci si potrebbe accordare con associazioni sul territorio che aprono agli studenti per fare i compiti; si potrebbe consigliare ai ragazzini di andare nelle Biblioteche che offrono il servizio wifi gratuito,...quali altre soluzioni provate e validate? 

E sicuramente si sta stagliando all'orizzonte come sempre più necessario il coinvolgimento/formazione dei genitori ai temi e alle pratiche della Scuola Digitale. Una proposta è quella della nostra Associazione.

 

Videonotes

E' un servizio per caricare video e fare del "social reading". Le note che si appongono al video possono essere condivise con altri e il file si può salvare nel proprio Google Drive. Bell'idea per la Flipped Classroom; a maggior ragione se supportata da Classroom (G Suite for Education).

[per i soci: la risorsa è archiviata nell'Academy]

Webinar sulla Musica!!!

10 novembre 2016 - ore 21 - Aula Webinar  EPICT - Italia

Ce l'abbiamo fatta! Maria Rosa Mazzola, epictiana di vecchia data, ci racconta il suo modo di proporre la dimensione "audio" nella Scuola. Progetti e applicativi con una riflessione fondamentale: quale il valore dell'ascolto a Scuola? perché ascoltare un libro invece che leggerlo? intervistare oralmente invece che richiedere un report scritto, e come spiegare la storia della musica... a distanza?

Tanti temi che ci rallegreranno e ci insegneranno, con la profonda leggerezza della musica!

Arriva per posta elettronica il link all'aula Webinar. A presto!!!

[Prossimo task: gamification!]

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