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21 marzo 2026 | di Maurizio Astuni
Commercialista, esperto di Enti del Terzo Settore
Le nuove Linee guida per l’Educazione Civica indicano chiaramente l’educazione economica come una competenza chiave, in particolare la Competenza n. 8 che declina le competenze in materia di economia e finanza per ogni ordine e grado di scuola: dalla primaria alla secondaria di II grado.
È importante offrire agli studenti parole e concetti chiave per comprendere come funziona l’economia, ma è altrettanto significativo aprire uno sguardo più ampio, capace di restituire fiducia nel futuro e negli ideali che, si spera, abitano ancora il loro modo di guardare il mondo. In questo senso la scuola può avere un ruolo decisivo: non solo trasmettere conoscenze, ma risvegliare ciò che rischia di spegnersi, contrastare il disincanto e stimolare la creatività, aiutando i ragazzi a immaginare possibilità e a pensarsi come protagonisti di un cambiamento reale.
L’economia sociale è un modo di fare economia che non mette al centro solo il profitto, ma anche l’impatto sulle persone e sulla società: significa lavorare per rispondere a bisogni reali, creare valore per la comunità, costruire attività sostenibili nel tempo.
Non è beneficenza, né volontariato nel senso tradizionale. È progettazione, organizzazione, competenza: e soprattutto la capacità di tenere insieme il profitto necessario — quello che permette alle attività di esistere e di sostenersi — con gli ideali e la sostenibilità, senza contrapporli ma facendoli lavorare nella stessa direzione.
E oggi non è più soltanto una prospettiva culturale o un orizzonte etico: è anche un ambito che il legislatore sta cercando di rendere più solido e accessibile. Le misure più recenti vanno proprio in questa direzione: aprire maggiormente l’accesso al credito per gli Enti del Terzo Settore, rafforzare le garanzie pubbliche, creare strumenti finanziari dedicati e chiedere, in cambio, progetti seri, verificabili e capaci di generare impatto reale.
È questo il punto decisivo: l’economia sociale non viene più vista solo come “buona volontà”, ma come una forma di iniziativa che può stare in piedi, crescere e trasformare la realtà.
Ma c’è un aspetto ancora più importante, spesso sottovalutato: per i ragazzi, questo tema parla direttamente al loro bisogno di senso.
L’idea che si possa lavorare per migliorare il mondo, che si possano costruire progetti utili, che si possa avere un impatto reale, è qualcosa che li coinvolge profondamente; e l’economia sociale rende questa possibilità concreta.
Non è più solo un discorso teorico o ideale. È qualcosa che si può immaginare, progettare, realizzare; i docenti nel loro ruolo di guida ed educatori possono fare la differenza.
Negli ultimi anni sta avvenendo un cambiamento importante, anche dal punto di vista normativo e finanziario, a partire dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) e dall’istituzione del RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che hanno dato un quadro chiaro e riconosciuto a queste forme di economia orientate all’impatto.
Lo Stato ha iniziato a riconoscere e sostenere in modo più strutturato e concreto l’economia sociale. Per capire di cosa stiamo parlando possiamo nel lessico economico che gli studenti - soprattutto quelli della scuola secondaria di II grado - devono conoscere, anche alcuni concetti / parole chiave che rendono chiaro perché l'economia sociale sta diventando una vera opzione di vita per chi vuole fare impresa.
Grazie alla nuova legge, attraverso strumenti come il Mediocredito Centrale, lo Stato può garantire i prestiti anche per gli Enti del Terzo Settore. Questo significa che le banche, che in passato finanziavano pochissimo questi soggetti perché considerati rischiosi, oggi hanno più possibilità e più sicurezza nel concedere credito.
Possiamo anche parlare di "titoli di solidarietà", strumenti finanziari che permettono di investire risorse in progetti con finalità sociale, a condizione che siano solidi, credibili e ben progettati.
Con gli studenti bisogna essere chiari: non basta più avere una buona intenzione. Serve dimostrare che un progetto funziona, che è sostenibile, che genera un impatto reale.
Questo rende l’economia sociale una vera opportunità educativa, perché significa insegnare a progettare.
Il digitale, in questo percorso, non è un semplice supporto, ma diventa un vero e proprio ambiente di apprendimento che consente di trasformare concetti astratti in esperienze concrete, visibili e discutibili.
Attraverso gli strumenti digitali, gli studenti non si limitano a “studiare” l’economia, ma iniziano a praticarla: prendono decisioni, simulano scenari, progettano e verificano.
Ad esempio, un documento di testo ben strutturato non è solo uno spazio di scrittura, ma diventa il luogo in cui si chiariscono idee, si definiscono obiettivi, si costruisce in modo logico un progetto. Un foglio di calcolo permette di rendere visibili numeri e scelte: aiuta a comprendere costi, ricavi, sostenibilità, e quindi a sviluppare consapevolezza nelle decisioni. Una presentazione, infine, consente di costruire il cosiddetto "pitch", cioè la capacità di raccontare in modo efficace e sintetico la propria idea.
Ma il valore del digitale non sta solo negli strumenti, quanto nel tipo di pensiero che attiva.
Il digitale invita a organizzare, a semplificare, a rendere espliciti i passaggi logici. Costringe a chiarire le idee, a confrontarsi con dati e vincoli, a verificare la coerenza di ciò che si sta progettando.
In questo senso, diventa un ponte tra teoria e realtà: aiuta gli studenti a passare dall’intuizione alla progettazione, dall’idea all’impatto.
Un laboratorio breve, dinamico e altamente coinvolgente, che unisce visione, discussione e progettazione.
Fase 1 – Attivazione (visione guidata) Avviare l’attività con la visione di alcune scene del film Si può fare (regia di Giulio Manfredonia, con Claudio Bisio), per introdurre in modo narrativo il tema dell’impresa sociale.
Fase 2 – Sondaggio in tempo reale Utilizzare uno strumento come Mentimeter o Kahoot per porre una domanda semplice: “Ti attira di più l’idea di creare un’impresa per profitto o un’impresa sociale?”
Il risultato diventa il punto di partenza per una breve discussione guidata.
Fase 3 – Laboratorio (in gruppi) Dividere la classe in piccoli gruppi. Ogni gruppo deve:
individuare un bisogno reale (nella scuola, nel quartiere o nella propria generazione)
progettare un’idea di impresa sociale che risponda a quel bisogno
Per guidare la progettazione, si possono proporre 5 elementi chiave (oltre alle classiche 5W - Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché):
Problema – Quale bisogno reale vogliamo affrontare?
Soluzione – Che cosa proponiamo, in modo concreto?
Impatto – Chi aiutiamo e in che modo miglioriamo la realtà?
Sostenibilità – Da dove arrivano le risorse economiche?
Valore distintivo – Perché questa idea è diversa e significativa?
Fase 4 – Pitch (2 slide, 3 minuti) Ogni gruppo prepara una presentazione essenziale (2 slide) e presenta la propria idea in massimo 3 minuti.
Fase 5 – Votazione (stile hackathon) La classe vota i progetti secondo criteri condivisi (impatto, fattibilità, originalità).
L’attività si conclude con una riflessione finale:
È possibile progettare qualcosa che stia in piedi economicamente e che allo stesso tempo migliori la realtà?
In questo modo gli studenti sperimentano in prima persona che l’economia non è solo teoria, ma scelta, progettazione e responsabilità.
Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017): Il testo base che definisce Enti del Terzo Settore (ETS), imprese sociali e RUNTS. Disponibile su Normattiva.
RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore): Istituito dal D.Lgs. 105/2018, operativo dal 2021. Dettagli su RUNTS.
Nuove Linee guida Educazione Civica (DM 192/2024): Competenza n. 8 su economia e finanza, con enfasi su imprenditorialità sociale. Testo completo su MIUR.
"Economia sociale: un'opportunità per i giovani" su Fondazione Italia Sociale – Casi studio su imprese sociali nate da under 30.
"Educazione all'economia sociale nelle scuole" su Secondowelfare – Idee per lezioni con focus su impatto e sostenibilità.