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3 aprile 2026 | di AAVV
Bruna Cottino, Alfonso De Franco, Daniela Garau, Sabrina Gualco, Arianna Malatesta, Manuela Mercia, Alessandra Nasini, Giusy Ponzetta, Felicia Rizza, Piera Schiavone, Angela Maria Sugliano.
(redazione a cura di Enrica Guidotti)
Per chi lavora nel mondo della scuola la Fiera Didacta è l’imperdibile occasione per dare una sbirciata alla scuola del futuro. A Didacta 2026 non ci sono stata, ma ho avuto l’onore di “riassumere” quello che i colleghi presenti hanno appuntato come diario della loro visita.
Ecco le novità e tendenze più apprezzate dai docenti membri della Comunità della nostra Associazione che hanno visitato la fiera, attenti all’innovazione e al valore pedagogico che si può portare nella pratica quotidiana.
Il tema dominante di questa edizione di Didacta è stata l’IA, declinata non come fine ma come strumento di supporto professionale.
Tra gli strumenti giudicati più interessanti le carte SCAFFOLD integrate con Gemini per la creazione di Lesson Plan e Unità di Apprendimento complesse, e i chatbot personalizzati, capaci di creare tutor virtuali di materie specifiche (matematica, lingue, autori letterari). “Forse per la prima volta, ho affrontato con reale entusiasmo la progettazione di un’UDA complessa – dice Alfonso De Franco parlando del corso sulle carte SCAFFOLD - una strategia progettuale efficace e altamente coinvolgente“. Progetti pratici assistiti da chatbot, come quello sul riciclo dei PC, rappresentano un efficace supporto alla sostenibilità. “È stato utilissimo vedere come l'intelligenza artificiale possa supportarmi nella strutturazione di un percorso didattico per insegnare ai bambini che un vecchio computer non è un rifiuto, ma una risorsa tutta da scoprire”, dice Felicia Rizza, che ha apprezzato anche l’uso di modelli come Nano Banana Pro (integrato in Adobe Firefly), per creare materiali didattici ad alta precisione e coerenza visiva. Anche Arianna Malatesta è rimasta colpita dall’uso dell’intelligenza artificiale per costruire tutor didattici: “Mi ha aperto un mondo che ancora non conoscevo tra cui la creazione di chatbot a partire da Gemini in supporto a diverse attività, tra cui tutor di matematica, di lingua oppure di autori italiani che rispondo alle domande degli alunni in fase di ripasso. Questo eviterebbe l’uso di Chat GPT in modo sconsiderato e a volte anche inutile”.
Angela Maria Sugliano riporta altri due impieghi dell’intelligenza artificiale. l’IA integrata agli strumenti per le attività laboratoriali STEM per rendere gli esperimenti più sicuri, accessibili ed efficienti, simulare ambienti complessi, analizzare grandi quantità di dati e automatizzare la scoperta di nuovi materiali; l’IA come strumento per arricchire l’esperienza decennale del sistema Book in progressi IA. I libri digitali realizzati dai docenti della redazione Book in progress si trasformano in ambiente interattivo locale con sistemi di valutazione per studenti e docenti: “I ragazzi possono leggere i contenuti approfondendo i vari argomenti e il sistema gli rende un cruscotto di valutazione del loro percorso. Al docente rende una dashboard anonima ma che gli dà indicazioni sugli studenti”.
L’IA si integra anche nei robot educativi in grado di interagire e riconoscere le persone, come i nuovi set Lego con riconoscimento facciale/corporeo, riporta Arianna Malatesta.
Grande attenzione è stata rivolta all'accessibilità e ai disturbi specifici dell'apprendimento (DSA). Tra i tanti strumenti presenti negli stand, uno ha colpito l'attenzinoe di Daniela Garau: l’Exam Pen, un dispositivo in grado di leggere testi ad alta voce, registrare e tradurre, fondamentale per l'autonomia nello studio, e i Mediatori Didattici, nuove linee di indirizzo sull'uso di mappe concettuali e strumenti di supporto considerati risorse per tutti gli studenti, non solo per chi ha difficoltà. “Ho seguito con particolare interesse le attività proposte dall’Associazione Italiana Dislessia – dice Daniela - È emerso con chiarezza quanto questi strumenti siano fondamentali per favorire un apprendimento più accessibile, strutturato e personalizzato”.
Gli arredi scolastici tendono a trasformarsi in ambienti ibridi e flessibili, orientati all'apprendimento attivo e al superamento della lezione frontale: banchi interattivi, mini proiettori che rendono qualsiasi superficie del banco uno spazio di lavoro digitale, tavoli interattivi per lo storytelling e la creatività nella scuola dell’infanzia e della primaria (e non solo): Sabrina Gualco è rimasta colpita da un tavolo anatomico 3D in scala 1:1 che permette l’osservazione del corpo umano a grandezza naturale: “Un dispositivo dalle grandi potenzialità per una didattica immersiva e coinvolgente”.
La classe con i suoi arredi “aumentati” diventa capace di creare un "ecosistema" con il territorio superando il concetto di lezione frontale: a notare questo è Bruna Cottino che ci condivide questa riflessione: “se dovessi scegliere un metodo, sarebbe quello della sostenibilità didattica: non l’utilizzo di realtà virtuali e aumentate fini a se stesse, ma strumenti autentici che abilitino realmente la collaborazione e il dialogo”.
Per le Scuole molte proposte di enti di formazione a supporto della formazione per lo sviluppo di competenze linguistiche, e per i più grandi percorsi da usare PCTO digitali attivabili direttamente negli istituti.
Un elemento ricorrente tra i docenti EPICT è la necessità di non farsi ammaliare dall'effetto "wow" della tecnologia. La sfida è "mettere ordine" nella ricchezza tecnologica, partendo dai bisogni reali della didattica, così la loro preferenza va agli strumenti autentici che abilitino collaborazione e dialogo piuttosto che realtà virtuali fini a se stesse. “È qui che il nostro contributo come EPICT può fare la differenza – dice Piera Schiavone - Mettere ordine in questa ricchezza, contagiare con l’entusiasmo e rendere l’innovazione tecnologica davvero fruibile e utilizzabile ogni giorno. Perché non siamo tipi da tutorial meccanici, ma da spiegazioni pedagogiche: non ci interessa solo mostrare come funziona uno strumento, ma perché usarlo, quando e con quale senso educativo”.
Il valore aggiunto di Didacta è stato identificato nel confronto tra pari e nella creazione di "ponti", come il gemellaggio tra una scuola di Modena e una di Genova proposto da Giusy Ponzetta. “Quello che più mi entusiasma di Didacta non è tanto andare a cercare uno strumento specifico o una ditta in particolare – dice lei -. Ciò che mi muove davvero è la possibilità di incontrare persone, confrontarmi con colleghi, ascoltare esperienze diverse, sentire che esiste una comunità viva che condivide la stessa passione. Torno da Didacta con tanti spunti, certo, ma soprattutto con nuove relazioni”.