BLOG
BLOG
17 dicembre 2025 | di Gabriela Diaz
L’Associazione EPICT Italia ETS affianca l’Istituto Comprensivo Castelletto di Genova nel progetto GAME! – Gioco, Apprendo, Miglioro, Esplorando, un percorso educativo che mette al centro l’apprendimento attivo e inclusivo. L’iniziativa rientra nel DM 102/2024 – Agenda Nord e nel Programma Nazionale “Scuola e Competenze 2021–2027”, con l’obiettivo di contrastare l’abbandono scolastico e rafforzare le competenze degli studenti nelle scuole del Centro-Nord.
--------
Una cosa è certa: durante gli incontri del progetto GAME ogni bambino ha un proprio tempo di gioco. C’è chi parte subito senza esitazioni, chi osserva gli altri prima di iniziare, chi ha bisogno di una pausa per capire meglio, e c’è chi si diverte a sperimentare varianti inaspettate.
Ognuno segue il proprio ritmo, e proprio questa diversità rende lo spazio gioco un potente strumento di inclusione.
Cosa si fa in pratica? Schede didattiche proiettate alla LIM, cartelline, fogli, cartoncini colorati, forbici e colla, Lego, filo di rame, oggetti quotidiani, cavi elettrici, batterie, LED: i bambini, dopo aver ascoltato un racconto e condiviso pensieri, emozioni e idee, progettano e realizzano con gli strumenti a disposizione artefatti di vario genere — robot con materiali di riciclo, disegni collaborativi con la penna 3D e attività di pixel art, utilizzata per introdurre il concetto di istruzioni e sequenze, percorsi per le Beebot che simulano la strada che farà Babbo Natale per portare “regali importanti” a tutti i bambini….
“Imparare a sbagliare” è una competenza che accompagnerà i bambini per tutta la vita. Non vedere quindi lo sbaglio come un fallimento, ma come uno strumento di conoscenza. E’ quello a cui si esercitano con attività "unplugged” propedeutiche alla programmazione, i piccoli esploratori digitali del progetto Game! Lavorando ai loro progetti, scoprono che non esiste un solo modo di arrivare alla soluzione, che ogni ostacolo può trasformarsi in un’opportunità e che mettersi in gioco, con coraggio, curiosità e un pizzico di immaginazione, è la vera crescita!
Da tempo si parla del “valore pedagogico dell’errore”, ma qui vorrei mettere in evidenza il legame fra l’errore, e la gestione delle emozioni: l’allenamento a vedere l’errore come strumento di crescita, avviene con le attività del nostro laboratorio in modo legato all’approccio sia costruttivista, sia comportamentista (il più facile da attuare con i piccoli ma anche con i grandi): attraverso le azioni ripetitive, i tentativi e gli sbagli che i bambini scoprono come funziona il mondo e come funzionano loro stessi: sbagliare non li blocca, ma li stimola a trovare soluzioni e riuscire ad ottenere quello che vogliono fare.
L’aspetto costruttivista / costruttivista sociale si evidenzia nel percorso espressivo che accompagna le attività unplugged: partendo da parole, racconti e situazioni quotidiane, i bambini imparano a organizzare le idee in sequenze logiche, a dare istruzioni precise e a usare il linguaggio in modo più accurato, stimolati dai conduttori dell’attività a rendere espliciti i loro errori e anche a prendere consapevolezza del loro valore.
La dinamica del gioco favorisce l’apprendimento collaborativo sia perché rende piacevole l’esplorazione dei contenuti disciplinari, sia perché potenzia lo sviluppo delle competenze trasversali, come le competenze sociali, allenate nella collaborazione e nel confronto; la capacità di “imparare a imparare”, che nasce dall’osservare i propri errori e dal riorientare le proprie strategie; e la consapevolezza culturale, che cresce quando storie, linguaggio e creatività si intrecciano con logica e tecnologia.
Raccontare quello che si fa e si prova rende per i bambini la logica non un esercizio astratto, ma una naturale estensione del modo di esplorare il mondo. E la creatività linguistica diventa un alleato prezioso: inventare personaggi, immaginare percorsi, descrivere azioni passo dopo passo permette di dare struttura e fantasia ad un processo di apprendimento collettivo.
Mentre giocano, i bambini acquisiscono competenze trasversali fondamentali: saper collaborare, comunicare, trovare strategie, affrontare ostacoli, analizzare gli errori. E, soprattutto, ritornando al valore dell’errore, comprendono che non riuscire al primo tentativo non è un fallimento, ma una tappa naturale del percorso: l’errore non si “fissa” su chi lo ha commesso, ma diventa strumento di pensiero e questo equilibra i rapporti fra chi di solito è il più bravo o chi di solito sbaglia di più. Siamo di nuovo nel campo delle emozioni…
La programmazione diventa cosa seria e gioco, ambiente sicuro che permette di tentare tutte le volte necessarie, con curiosità e leggerezza: se un’istruzione non va a buon fine si può riprovare. E riprovare ancora. Non c’è giudizio, non c’è valutazione.
In questo percorso l’errore non è mai un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Quando qualcosa non funziona, il bambino è portato spontaneamente a chiedersi perché. Questo lo porta ad analizzare le proprie azioni, a controllare la sequenza dei passaggi, a confrontarsi con i compagni, a cercare nuove strategie e riprovare ancora.
Non è tutto sempre così spontaneo durante l'attività: i bambini sperimentano frustrazione quando le cose non funzionano e nel gruppo possono anche crearsi dinamiche di conflitto se i ruoli non sono chiari e se i comportamenti non sono “normati” da regole che prima insieme si definiscono. Questo fa emergere il ruolo importante di chi conduce l’attività: è loro responsabilità accompagnare il processo di “imparare dagli errori” e far sì che il percorso diventi un esercizio di metacognizione prezioso capace di allenare la mente a ragionare in modo critico e autonomo.